Si esce vivi dagli anni ’90?

Ogni tanto faccio il giro della morte della nostalgia e mi metto a rivedere qualche video musicale della mia adolescenza. Parlo di un periodo attorno alla metà degli anni ’90 in cui si iniziava a estrarre e a gettar via le ultime schegge rimaste nelle carne dopo l’esplosione di quella mina antiuomo che erano stati gli anni ’80 – senza riuscirci del tutto, ovviamente.

E quindi: Green Day, Smashing Pumpkins, Fun Lovin’ Criminals, OMC, New Radicals, Offspring, Bran Van 3000, i Depeche Mode di Ultra

C’era in particolare un filone di videoclip tipico di quegli anni: adolescenti che fanno casino in feste private, ville lussuose, centri commerciali. Potrei giocare a fare il marxista marziano e limitarmi a dire che si trattava di un casino consumistico, fine a se stesso, reazionario e comunque sorvegliato – quasi sempre da parte di genitori in vacanza che telefonavano da chissà quale località esotica, o da agenti di polizia in sovrappeso che inseguivano con gran fatica gli adolescenti casinisti in questione – ma la verità è che ogni volta che faccio questo giro della morte provo una nostalgia gaglioffa che m’infilza come uno dei pugnali conficcati nel petto dell’Addolorata nel venerdì di Dolore.

È che stavo a metà tra infanzia e adolescenza, in quegli anni, e in una terra altrettanto slabbrata e di confine stavamo un po’ tutti. A livello musicale i generi si mescolavano senza una direzione precisa (ma con un sound paradossalmente sempre molto molto pulito, anche nel caso del grunge, almeno quello mainstream), tanto che MTV consumava artisti, generi, programmi e persino conduttori uno dietro l’altro.

Allo stesso modo la babele della moda mischiava di tutto: camicie hawaiane, da boscaiolo, zeppe, stivaletti, pantaloni strappati, larghi, corti, a zampa o con mille tasche, catene, borchie, collane fricchettone, mille orecchini, trucco pesante o assente del tutto…

A posteriori, anche quegli anni ’90 oggi sembrano avere un’estetica coerente, unica, precisa, una forma e un gusto cristallizzati ai nostri occhi. Ma all’epoca non era così, era tutto un procedere a tentativi in attesa di capire cosa stava succedendo nel mondo dopo la caduta del Muro (ovvero: la globalizzazione, voilà).

Ad ogni modo, qualche giorno fa, nel corso del mio giro della morte, mi sono messo a leggere i commenti ai video di allora su Youtube. C’è chi si è rimesso ad ascoltare la musica della sua adolescenza durante il lockdown, chi è depresso dal 1994 e non si è ancora ripreso, chi più lucido afferma che in alcuni casi quella per gli anni ’90 è una nostalgia di una nostalgia (vedi 1979 degli Smashing Pumpkins), dunque di un periodo (e di un luogo) inesistente…

Ho screenshotato alcuni di questi commenti, secondo me significativi. Li posto di seguito.