Quando Spider-Man salvò la vita a John Lennon

Ho prenotato un migliaio di biglietti per il prossimo Spider-Man in diversi cinema in giro per l’Italia. Ci ho messo tutta la notte e ho speso un mucchio di soldi, ma ne è valsa la pena, anche se non andrò a vedere il film (e non rivenderò i biglietti acquistati al mercato nero: promesso).

L’ho fatto per due motivi. Uno, lasciare dei posti vuoti in sale che si annunciano pienissime, in modo da allentare un po’ il rischio contagio.

(Grazie, Gen. Figliuolo, non doveva: ho fatto solo il mio dovere di cittadino. Tenga pure quella medaglia appuntata al petto insieme alle altre 450.)

Due, le imprese cinematografiche fuori scala vanno sostenute. Sempre. Stiamo parlando di un film di quasi tre ore, in cui con la scusa del multiverso – di suo una bella sfida a livello narrativo – torneranno sullo schermo attori e personaggi di altre versioni di Spider-Man. Una sorta di greatest hits a tema Uomo Ragno/Marvel con cui Sony e Disney stanno martellando da mesi. Una cosa totalmente folle, di difficile gestione, che inevitabilmente lascerà un sacco di cadaveri sul campo.

Ma parliamo di multiverso.

Personalmente spero che esista almeno un universo in cui Tobey Maguire non ha mai interpretato Spider-Man, o almeno un universo in cui Tobey Maguire non ha quegli occhioni che lo rendono fatalmente inespressivo, o almeno un universo in cui il terribile Spider-Man 3 con Maguire non ha mai visto la luce, mentre l’Amazing Spider-Man 3 con Andrew Garfield sì.

Un universo in cui Werner Herzog ha girato un suo Spider-Man in cui Klaus Kinski dà vita al Goblin più folle mai visto sullo schermo e l’Arrampicamuri viene interpretato da un misconosciuto ginnasta di origini polacche che Herzog ha pescato nel nulla alla periferia di Hanover, Pennsylvania. 

Un universo in cui un virus può mutare fino alla variante quantistica, che si diffonde nel tempo e nello spazio senza preavviso e senza necessità di usare il corpo umano come ospite, tanto da rendere necessario l’intervento degli Avengers per debellarlo, non prima però di aver fatto in modo che abbia infettato Adolf Hitler nel 1927 a Monaco di Baviera. 

Un universo in cui i Beatles hanno davvero prodotto, girato e interpretato la loro versione del Signore degli Anelli, che incassa una cifra inimmaginabile in tutto il mondo e porta i quattro a restare insieme per darsi interamente al cinema. 

Un universo in cui John Lennon, ormai nell’ambiente da un po’, conosce Monica Vitti a Venezia, in occasione del festival del cinema, e lascia Yoko Ono per sposare l’attrice italiana. 

Un universo in cui l’8 dicembre 1980 Mark David Chapman viene disarmato da un misterioso vigilante in costume rosso e blu un istante prima che possa sparare a John Lennon davanti all’ingresso del Dakota Building nell’Upper West Side a Manhattan. 

Un universo in cui in cui Peter Lennon, figlio dell’ex Beatle e Monica Vitti, produce con Sony “Across the Spider-Verse”. Il film d’animazione è girato dal semisconosciuto regista neozelandese Peter Jackson e racconta le note vicende della notte dell’8 dicembre 1980 a New York, quando Spider-Man salvò la vita a John Lennon. 

Un universo in cui questo film esce in tutto il mondo il prossimo 15 dicembre e io passo la notte tra il 7 e l’8 dicembre a dormire invece che a prenotare un mucchio di biglietti in vari cinema in giro per l’Italia, perché è vero che le grandi imprese cinematografiche vanno sostenute sempre, ma riposare fa bene e d’altra parte il virus quantistico è sparito nel nulla da un giorno all’altro, così com’era venuto.